Galleggio
Libero istanti di ricordi che galleggiano nel fumo della mia sigaretta.
Si fermano e mi fissano.
Mi chiedono perchè li abbia lasciati andare.
Presuntuoso e beffardo rispondo che ormai ho bel altro a cui pensare.
Mi rispondono che non c'è futuro senza i ricordi del passato.
Mi fermo, li fisso, rifletto e mi rifletto in loro.
Sorrido commosso, e galleggio con loro.
Non mi stancherei mai
Di respirare i tuoi sospiri,
di scaldarmi con le tue labbra,
di saziare le tue voglie,
di esplodere il tuo piacere,
di godere del tuo orgasmo,
non mi stancherei mai.
Di proteggere i tuoi sogni,
di accompagnare il tuo cammino,
di scaldarti se avrai freddo,
di darti il mio sostegno,
di esserci per te in ogni battito,
di consigliarti se ne sarò in grado,
non mi stancherei mai.
E’ solo un soffio di tutto ciò
che ho da offrire a te,
a te che per ora non ti ho ancora trovato
ma da sempre pulsi nei miei sogni.
E un giorno,
forse,
sorriderai leggendo ciò che ti dedicavo
quando ancora eri la principessa rosa
della mia immaginazione.
29 gennaio
L’ultima volta che ha nevicato così tanto
c’eri ancora tu papà, ricordi?
Mi tenevi in braccio sulla sedia della cucina e guardavamo assieme tutto il bianco che c’era fuori.
Io ti chiedevo
“ma quanta ce n’è papà?”
E tu per farmela misurare mi dicevi di contare quante traverse della ringhiera la neve aveva coperto.
“una, due, tre, quattro.. ma ce n’è tantissima!”
Come tutti i bambini ero euforico ed emozionato quando nevicava..
“dai dai andiamo a prendere il bob!”
Un bob tutto blu con due strisce gialle e il numero tre sempre giallo stampato davanti.
Andavamo nel prato poco distante da casa, un prato enorme che scendeva dalla montagna e finiva in piano,
sembrava fatto apposta per i bob.
Tu mi aspettavi sempre in fondo al prato e io correvo più in su che potevo trascinando il bob.
Mi ci sedevo sopra tirando i freni e ti cercavo con lo sguardo per poi urlare
“Guardami papà!”
All’ora della merenda mi dicevi di andare fuori e metterne un po’ nella tazza della colazione..
ci aggiungevi latte e zucchero e la mangiavamo assieme col cucchiaio.
Anche ieri ho mangiato neve latte e zucchero e aveva lo stesso sapore di allora.
Ti scrivo con qualche lacrima che mi scende dagli occhi e la gola stretta stretta a trattenere il pianto..
è strano, ho sempre pianto così poco..
forse per pudore, forse perchè dovevo essere forte, forse perchè chi lo sa..
ma è quasi una bella sensazione, liberatoria..
perchè so che tu mi sei sempre accanto,
e ora sorrido.
Ieri mettendo la neve nella tazza volevo gridare:
“Guardami papà!”
Senza sale
Infrangendo l’anima su scogli di ricordi
mi arrivano gli schizzi di amori passati,
salati,
come solo l’acqua del mare sa essere.
Mi cullo tra queste onde nate per me
sorridendo al blu che verrà.
Ti ascolto mare.. e respiro con te.
E sorrido.. ma non ridere di me,
che anche tu se non avessi il vento
saresti un cuore senza battito.
Che anche tu, senza sale,
non avresti amato.
Come
come pane e nutella.
come Natale con la neve.
come il ma con il se.
come più per meno meno e meno per meno più.
come il caffè e il latte.
come cuore fa rima con amore.
come dormire quando fuori piove.
come un bambino e una sorpresa.
come il sol con il do.
come luna e stelle.
come il freddo e un piumone.
come il celeste e il rosa.
come sarei con te.
Neve che nevica
Neve che nevica.
E nevica nel cuore.
Perchè il cuore non lo sa,
ma nevica per lui.
Perchè troppo freddo nel cuore fa male,
e la neve, se ci stai dentro, scalda.
Perchè troppo rumore nel cuore fa male,
e la neve, se ci stai dentro, ti culla.
Perchè nel cuore
la rabbia, la solitudine, la tristezza, l’amarezza..
sono sentimenti neri,
e la neve è bianca.
Perchè il cuore sì scioglie la neve,
ma la neve, intanto, scioglie il cuore.
Cera che cola
Cera che cola sul buio.
Fiamma nel buio che c’era.
Luce che cola
e tu,
sola..
Rincorri la fiamma di luce che c’era nel buio di cera.
Angelo biondo _ 2
Anche quest’anno te la meriti, debitamente “aggiornata”.
“Brava angelo biondo..
domani non mi riconoscerai, sono più
stronzo di quello che pensi..”.
Apro il pacchetto di sigarette, ne prendo
una con le labbra e la accendo.
Ancora una cazzo, e avevo smesso.
“Quel tuo fottuto modo di starne al di sopra..”
Aspiro lentamente e non faccio cadere
la cenere.. strano.
E la sigaretta è finita, solo fumo nell’aria, come te.
E tu “angelo biondo” domani ti aspetterai il solito sorriso e il solito bacio..
..prova la senzazione di sentirti nessuno stronza,
di vedere il mio sguardo muto fisso nel tuo
che ti entra negli occhi ma non si ferma e va oltre.
Prova a sentirti il fantasma della tua solitudine.
Provaci, stronza, se almeno questo ti riesce.
Il canto dell’anima
Paraplegico agli arti inferiori.
Paraplegico con la sindrome di Down.
Sono così dalla nascita,
per i medici non dovevo neppure nascere.
Mia mamma mi ha voluto a tutti i costi,
diceva che mi amava,
che comunque ero il frutto del suo amore
e di quello di mio padre,
di quel bastardo che quando ha saputo com’ero
è fuggito dalla nostra vita per cercare di farsi compatire da un’altra donna,
ed avere con lei una famiglia “normale”.
Così eccomi qua,
sulla mia sedia a rotelle,
a scrivere come ogni sera.
Io scrivo, scrivo sempre.
Non parlo con nessuno perchè mi vergogno,
emetto dei suoni incomprensibili anche per me stesso.
Quello che voglio scrivere questa sera riguarda voi,
voi tutti.
Non voglio essere pietosamente considerato un emarginato.
Siete voi i veri emarginati,
che vi isolate da tutto ciò che è diverso da voi,
per paura.
Perchè un giorno,
un giorno soltanto,
non provate a stare con me?
Capireste che quando apro la bocca
con quell’espressione “spaventosa”
non è solo perchè ho fame,
ma è anche perchè voglio cantare.
Mia madre mi capisce.
Lei sola capisce la differenza.
Quando è così, lei mi si avvicina,
mi abbraccia e, sussurando,
con la sua dolcissima voce, inizia a cantare insieme a me.
La stessa canzone,
le stesse parole ripetute all’infinito.
Cantiamo assieme,
due voci e una melodia.
A volte stoniamo,
è vero,
ma continuiamo a cantare.
Due voci in una sola anima,
due voci in un solo canto,
due voci
nel canto dell’anima.
Sono lago
E tutto è armoniosamente perfetto.
Il sole è caldo, sicuro di sè.
L’aria è fresca, stuzzica la pelle, dispettosa.
Il rumore dell’acqua mi coccola e mi accudisce.
Il lago mi guarda.
Il lago è timido, discreto, raccolto, imbarazzato.
Il lago non è il mare, no non ce la farebbe mai ad esserlo.
Il mare è arrogante, passionale, invadente, estroverso, carnale.
Il lago è un violino, il mare l’intera orchestra,
Il lago è una pioggerellina primaverile, il mare un temporale.
Io sono lago e sono mare.




